Saturday, March 08, 2008

Intervista a Jianyi Lin, coordinatore di Associna per il nord

Quest’anno Fa’ la cosa giusta! - fiera del consumo critico e degli stili di vita sostenibili in collaborazione con Insieme nelle Terre di Mezzo, organizza un ciclo di visite guidate alla scoperta della città nascosta. Protagonista del terzo incontro, dedicato alla Cina della seconda generazione, sarà Jianyi Lin, coordinatore di Associna per il nord Italia, al quale ho rivolto qualche domanda.


A quando risalgono le prime ondate migratorie cinesi in Italia?
Le prime ondate migratorie hanno inizio alla fine degli anni ’20 dalla Francia. Un contingente di 100.000 uomini era stato inviato in Francia dalla Cina come forza lavoro per la costruzione delle infrastrutture e come supporto logistico durante la Grande Guerra. Alcuni sono poi tornati in Cina, altri rimasti in Francia e altri ancora si sono diretti verso l’Italia, fermandosi a Torino o proseguendo per Milano. Tra gli anni ’20 e la metà degli anni ’40 i pochi arrivi che ci sono stati provenivano direttamente dalla Cina; dal 1949, anno della proclamazione della Repubblica Popolare Cinese e durante tutto il periodo Maoista, il flusso si è praticamente arrestato per via della politica di chiusura che rendeva estremamente difficile uscire dalla Cina.

Come è distribuita la presenza dei cinesi in Italia? Si può parlare dell’esistenza di una Chinatown milanese?
Quella di Milano è la comunità cinese più antica in Italia. Una forte presenza si registra inoltre a Prato e Roma. Più precisamente non si tratta di comunità ma di società: la comunità è l’identificazione in valori assoluti mentre la società presuppone anche uno scambio reciproco.
A Milano Via Paolo Sarpi e strade limitrofe vengono comunemente indicate come Chinatown milanese. Il termine Chinatown è improprio, dal momento che il 95% dei residenti nella zona è italiano. I vivono in zone più periferiche della città: Via Padova, Viale Monza, Bovisa. Ciò che invece caratterizza il quartiere è la forte concentrazione di attività commerciali cinesi.

Dopo i fatti di Via Paolo Sarpi, qual è la situazione a Milano?
La zona è ora sotto osservazione, dopo il risalto dato dai media ai fatti dello scorso Aprile. Le proteste da parte di ViviSarpi, associazione che raggruppa i residenti, proseguono, alimentate da pregiudizi, leggende metropolitane e stereotipi che addirittura trovano spazio nei loro verbali.
Fino all’inizio degli anni Duemila non ci sono stati molti problemi. Erano presenti attività di vario genere, volte a soddisfare i diversi bisogni. Con il boom della produzione tessile avvenuto negli ultimi anni si è assistito all’insediamento dei grossisti, che vengono ritenuti causa di problemi alla viabilità della zona.

Qual è il ruolo delle seconde generazioni di fronte alle sfide dell’integrazione?
Le seconde generazioni devono fungere da ponte e ricoprire un ruolo di mediazione per superare le barriere presenti, in primis quella linguistica, per favorire la convivenza e l’integrazione nel rispetto delle diversità.

Come nasce Associna? Quali sono gli scopi dell’associazione?
Associna nasce nel 2005 da un gruppo informale di ragazzi cinesi di seconda generazione che condividevano le stesse esperienze, per cercare spunti e cercare di capire la loro identità ovvero scoprire la terra di mezzo della loro doppia identità. In seguito si occupa poi dei problemi legati all’immigrazione, delle questioni burocratiche e della lotta agli stereotipi. Lo scorso anno l’associazione ha organizzato diversi eventi culturali, come il convegno sulla convivenza e il dialogo culturale svoltosi a Bolzano e il China Film Festival a Milano nelle settimane successive alle vicende di Via Sarpi.

Qual è il punto di vista di sulle visite guidate proposte da Terre di Mezzo?
Condivido pienamente l’iniziativa di Terre di Mezzo, l’obiettivo è lo stesso di Associna: scoprire la terra di mezzo nella quale i giovani cinesi si identificano con la loro doppia identità.